Lo stato dell’illuminazione

è una condizione in cui ogni forma di sofferenza è completamente assente —

uno stato di pura quiete e beatitudine.

In esso non esistono pensieri;

vi è solo amore infinito, pace e una profonda gioia

che si espandono come onde di luce.

Non c’è più bisogno di “diventare qualcuno”

né di “ottenere qualcosa”.

Semplicemente, l’essere è colmo e completo così com’è.

Ogni confronto, sforzo, paura o desiderio svanisce,

e si riscopre di essere l’amore stesso,

presente in silenzio dentro questo universo.

In questo stato non esiste più un “dentro” e un “fuori”;

scompare la sensazione di separazione tra “io e te”,

tra passato e futuro.

Tutto si rivela come un’unica coscienza,

un’esperienza viva di Unità (Oneness).

Questa coscienza è la vera essenza dell’essere umano.

 

Per sperimentare realmente lo stato dell’illuminazione,

è necessario che la Kundalini si risvegli.

La Kundalini è l’energia vitale sacra

che ci conduce verso l’unione con il Divino, con l’Universo stesso.

È la volontà divina che risiede alla base della tua colonna vertebrale.

Quando si risveglia,

essa ti riconnette a Dio (o alla Coscienza Universale),

guidandoti dalla separazione all’unità.

La Kundalini non è un’esplosione di energia,

ma un’espansione d’amore e di consapevolezza.

Quando si risveglia,

ti libera dalle sofferenze del passato,

la mente si acquieta,

e la consapevolezza diventa esperienza viva.

I confini con gli altri si dissolvono,

e nasce un profondo senso di empatia e d’amore.

Allora Dio, o la Coscienza Universale,

non è più un’entità lontana,

ma una presenza viva dentro di te.

 

*Durante il flusso dell’energia della Kundalini,

è importante riconoscere le aree dove ci sono dei blocchi.

I blocchi sono quei punti in cui la vibrazione non è ancora percepibile nella realtà.

Liberandoli,

il risveglio si approfondisce ulteriormente,

e un campo magnetico più potente di amore

inizia a espandersi dentro e intorno a te.

Tu stesso diventi

un luogo sacro,

un “punto di potere” che irradia fortuna e luce.

 

Meditazione Kundalini

(Si consiglia di praticarla ogni giorno.

È possibile eseguirla anche più volte al giorno.)

*Per una visione fluida,

si consiglia la riproduzione con una connessione Wi-Fi.

 

 

Tutte le sofferenze si guariscono

e si dissolvono solo quando le affronti davvero.

 

Che cos’è la sofferenza?

È preoccupazione, rabbia, paura, tristezza, irritazione, senso di colpa, auto-negazione, mancanza di valore, solitudine, sensazione di separazione, noia, traumi del passato, ferite interiori, malizia, cattiveria, materialismo, e molto altro.

 

Per esempio:

la rabbia che porti verso qualcuno da tanto tempo,

la collera verso chi ti ha ferito o danneggiato,

il non riuscire a perdonare,

il desiderio di vendetta,

le preoccupazioni per qualcuno o per qualcosa,

le ansie riguardo al denaro o al futuro,

la tristezza che sembra nata con te,

il senso di colpa per errori del passato,

la sensazione di non essere riconosciuto, compreso, amato,

il credere di non avere valore, di non essere all’altezza,

le catene dei “devo” e dei “dovrei” imposti dalla società,

il sentirsi colpevole o vittima,

la paura di essere felice o di diventare prospero,

l’invidia, il confronto, la competizione,

le emozioni negative che girano nella mente senza fine,

il peso che senti nel cuore.

 

Tutto questo è sofferenza.

 

E la guarigione è la priorità assoluta nella vita presente.

 

La coscienza è interconnessa; l’umanità è una sola.

Questo significa che anche una piccola rabbia dentro di te

può manifestarsi, da qualche parte nel mondo, come un grande conflitto o una guerra.

Quando tu guarisci quella rabbia,

una parte del mondo ritrova la pace.

 

La tua piccola sofferenza per la povertà,

la tua paura o attaccamento verso il denaro,

si manifestano in qualche luogo del pianeta come fame e miseria.

Quando guarisci quella ferita dentro di te,

un bambino affamato, da qualche parte, riceve sollievo.

 

Questo messaggio non vuole farti sentire colpevole,

ma invitarti a guardare la verità senza fuggire,

e a incontrare veramente ciò che vive nel tuo cuore.

 

Tutta l’umanità è connessa attraverso la coscienza,

e il centro della coscienza è il cuore.

Tutte le cause si trovano lì.

Se ignoriamo la sofferenza nascosta nel cuore,

anche facendo opere buone, aiuti umanitari,

donazioni per i bambini poveri,

o battendoci con senso di giustizia contro le ingiustizie del mondo,

la realtà continuerà a ripetersi:

nulla cambierà nella sua essenza.

 

Nella vita quotidiana,

il tuo stato interiore si trasmette agli altri:

la tua gioia o la tua sofferenza toccano chi ti circonda.

E anche tu ricevi le vibrazioni del cuore altrui.

Per questo, quando tu scegli di guarire,

le persone intorno a te migliorano naturalmente.

 

Rifletti, dunque,

su cosa sia davvero prioritario nella tua vita di ogni giorno.

 

 

ー Per riferimento ー

Le 4 trappole dell’ego.

 

1. Fuga dalla realtà

(spesso viene dalle abitudini)

 

Si finge di non vedere la sofferenza.

Si scappa dal dolore.

Si è vagamente consapevoli di una sofferenza interiore,

ma non si vuole affrontarla.

Si nega la propria sofferenza,

ci si convince di non stare male.

Si ignora la realtà e si vive in un’illusione d’amore.

Si accumulano conoscenze spirituali o concetti filosofici che sembrano “elevati”

e ci si illude che bastino, ignorando ciò che il cuore sente davvero.

Si segue ciò che è considerato “giusto”, “normale”, “accettato”

dalla società o dalla cultura,

credendo di vivere bene e con equilibrio,

mentre in realtà si è lontani dal proprio sentire autentico.

 

 

2. Giustificare o mascherare la sofferenza

 

Si creano motivazioni e ragioni “valide”

per nascondere o negare il dolore.

Si costruisce una spiegazione per dire a se stessi

che non si sta soffrendo.

Si attribuisce la sofferenza a qualcun altro o a qualcosa.

Per esempio:

“Non mi importa più.”

“La vita è così.”

“Io faccio la cosa giusta.”

“È colpa dei miei genitori.”

“Non posso, ho dei figli.”

“Io non mi lascio dominare dalle emozioni.”

“Non ho tempo per questo.”

“Non ho soldi per farlo.”

“Non ho il dono della guarigione.”

“Ora non mi interessa la guarigione.”

 

 

3. Non sentire nulla

(o non riuscire a comprendere il proprio stato interiore)

 

Per non soffrire, si chiude il cuore.

Non si prova dolore,

ma neppure gioia, amore, pace o felicità.

Un dolore troppo grande, nascosto nel profondo,

ha congelato il cuore, lasciandolo in uno stato di torpore.

È necessario coltivare il coraggio

di aprire il cuore con intenzione,

e allenarsi con pazienza a sentire di nuovo

ciò che vive dentro.

 

 

4. Cercare una felicità condizionata

per nascondere o distrarre dal dolore.

 

Quando ci si sente vuoti o annoiati,

si cerca qualcosa da fare per non sentire quel vuoto.

Non si riesce a fermarsi.

Si ha sempre bisogno di muoversi, di fare, di riempire.

Oppure, per non sentire le ferite interiori,

ci si rifugia in passioni o dipendenze.

Si cerca di distrarsi per non sentire il dolore.

Per esempio:

dipendenza da smartphone, social network, cibo,

relazioni, alcol, sigarette, droghe, videogiochi…

Oppure si lavora senza sosta per diventare più ricchi,

mosi da paura o insicurezza economica.

Si cerca un partner per solitudine,

o si rimane con qualcuno con cui

in realtà non si desidera più stare.

 

Tutte le sofferenze si guariscono

e si dissolvono solo quando le affronti davvero.

 

 

 

*Per completezza:

la postura durante la meditazione

 

Se ti siedi su una sedia,

si consiglia di appoggiarsi allo schienale.

 

Se ti siedi sul pavimento,

è consigliato appoggiare la schiena a una parete o a un supporto stabile.

 

La forza necessaria è solo il minimo indispensabile

per mantenere una posizione comoda.

 

Evita qualsiasi tensione inutile

e lascia che il corpo si rilassi il più possibile.

 

Se cerchi di mantenere la postura irrigidendo la schiena o altre parti del corpo,

con il tempo possono comparire fastidio o dolore,

e l’attenzione si disperde.

Di conseguenza, diventa più difficile entrare

e rimanere nello stato di consapevolezza meditativa.

 

Puoi usare tranquillamente un cuscino dietro la schiena.

 

È meglio essere leggermente incurvati ma rilassati,

piuttosto che tenere la schiena forzatamente dritta e tesa.

 

Sperimenta e trova la posizione

che per te è davvero comoda e naturale.

 

*Nota

Quando mediti seduto sul pavimento

e visualizzi le radici energetiche che scendono verso il centro della Terra,

non partire dalle piante dei piedi,

ma dalle parti delle gambe che sono a contatto con il pavimento,

lasciando che l’energia scenda da lì

fino al centro della Terra.

 

 

L’etimologia di Kundalinī

 

La parola Kundalinī (Kuṇḍalinī)

deriva dal sanscrito

kuṇḍala (anello, vortice, spira)

e dal suffisso -inī (colei che possiede).

 

Letteralmente significa:

“ciò che è avvolto a spirale”,

“ciò che giace in forma elicoidale”.

 

Oggi, questo termine viene spesso frainteso e spiegato come

“un serpente che dorme realmente nel corpo”

oppure

“una sostanza energetica presente all’interno”.

Ma queste interpretazioni non ne colgono l’essenza.

 

La Kundalinī non indica un’entità concreta.

Essa si riferisce a:

  • una forza vitale potenziale,
  • una possibilità della coscienza non ancora attivata,
  • una capacità di risveglio ripiegata nel sistema nervoso.

 

È un termine che raccoglie l’insieme delle potenzialità interiori latenti.

 

In genere, la Kundalinī viene associata all’immagine del serpente,

ma si tratta solo di una metafora,

non della Kundalinī in sé.

 

Gli antichi utilizzavano spesso le metafore

per esprimere esperienze interiori difficili da descrivere a parole.

 

Il risveglio della coscienza

non procede in modo lineare,

ma avanza tornando indietro,

approfondendosi gradualmente.

Questo movimento a spirale

ricorda l’immagine del serpente avvolto su se stesso.

 

Inoltre, qualcosa che normalmente resta silenzioso e invisibile,

ma che, quando le condizioni sono mature,

inizia a muoversi chiaramente dall’interno,

richiamava l’immagine del serpente che si risveglia.

 

Il serpente è anche simbolo di

vita, rigenerazione, mutamento, saggezza,

e nel vocabolario simbolico dell’India antica

non esisteva metafora più adeguata.

 

 

La vera natura della Kundalinī

 

La Kundalinī è

la possibilità di risveglio insita nel sistema nervoso e nella coscienza umana.

Non è una “forza” né una “cosa”,

ma una potenzialità che emerge naturalmente

quando lo stato di coscienza cambia.

 

Non è qualcosa da spingere dal basso,

né da manipolare con tecniche,

né un potere speciale e pericoloso.

 

Le autentiche esperienze di Kundalinī

sono lontane da ogni forzatura.

Sono, piuttosto, profondamente silenziose.

Quando la preparazione è completa,

accadono spontaneamente,

e il sistema nervoso possiede i propri meccanismi di sicurezza.

Il risultato non è instabilità o caos energetico,

ma al contrario:

stabilità, quiete, chiarezza, senso di unità, beatitudine,

e uno stato di amore incondizionato.

 

 

Riassunto

 

La Kundalinī è

la possibilità di risveglio ripiegata interiormente,

che permette all’essere umano di tornare

al proprio stato originario di coscienza.

Per questo,

non è qualcosa da “controllare” o “manipolare”,

ma qualcosa che si manifesta naturalmente

quando si smette di opporre resistenza,

e ci si affida completamente a Dio

(o alla Coscienza Universale).

 

INFINITY SACRED TEMPLE

Cinzia & Yosuke